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AI ACT: DAL 2 AGOSTO SCATTANO GLI OBBLIGHI DI TRASPARENZA

La vostra azienda utilizza un chatbot per l’assistenza ai clienti, oppure genera testi e immagini attraverso l’intelligenza artificiale? Se la risposta è sì, il prossimo 2 agosto vi riguarda direttamente, e la scadenza è ormai a un passo.

Da quella data diventano infatti applicabili gli obblighi di trasparenza e di governance previsti dall’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale. In concreto, chi impiega sistemi di IA a contatto con il pubblico dovrà rendere riconoscibile, in modo chiaro, che l’interazione con l’utente o il contenuto prodotto sono generati automaticamente e non da una persona fisica.

A questo obbligo, ancora tutto da mettere in pratica per molte realtà, se ne affianca un altro che è invece già in vigore dal febbraio 2025 e che risulta, nei fatti, ampiamente disatteso: garantire un adeguato livello di competenza al personale che utilizza questi strumenti nell’attività lavorativa quotidiana.

Non un adempimento formale, ma un rischio concreto

Per un’impresa di medie dimensioni, questi obblighi non vanno letti come un mero adempimento burocratico da archiviare. Le violazioni più gravi previste dall’AI Act espongono infatti a sanzioni che possono arrivare fino al 7% del fatturato annuo dell’azienda: una misura che rende il tema rilevante quanto, se non più, di altri obblighi normativi già consolidati nella prassi aziendale.

Eppure, a oggi, la maggioranza delle imprese italiane non ha ancora adottato linee guida interne sull’uso dell’intelligenza artificiale. Un ritardo che, alla luce delle scadenze ormai imminenti, va colmato con tempestività.

Da dove iniziare: tre azioni concrete

Il primo passo per mettersi in regola non richiede interventi complessi, ma un metodo chiaro:

  1. Mappare dove l’intelligenza artificiale è già utilizzata all’interno dell’azienda, individuando tutti i processi e gli strumenti coinvolti;
  2. Adottare una policy interna che definisca modalità e limiti di utilizzo dell’IA, oltre agli obblighi di trasparenza verso clienti e terzi;
  3. Formare il personale che utilizza questi strumenti, individuando al contempo un responsabile interno che vigili sulla corretta applicazione delle regole.

Tre azioni semplici da enunciare, ma che richiedono un’analisi puntuale della propria organizzazione per essere davvero efficaci ed evitare di trasformare un adempimento normativo in un’esposizione sanzionatoria.

Le imprese del territorio, in particolare le piccole e medie realtà che spesso affidano a strumenti di intelligenza artificiale funzioni sempre più delicate, sono chiamate a un cambio di passo immediato.

 

EVO consulenza integrata, attraverso la propria area EVO Legal, segue con attenzione l’evoluzione della normativa sull’intelligenza artificiale per supportare le imprese in questo percorso di adeguamento.